31/12/10

E' un buon modo per iniziare l'anno che viene. Sono i famosi "buoni propositi per l'anno nuovo", ovvero, porsi degli obbiettivi, piccoli o grandi che siano, e portarli a termine. Voi ne avete mai fatti? Noo? Allora è giunto il momento di farci un pensierino... sul serio. Perché è dura arrivare alla meta se non si ha una destinazione.
Ho chiesto a Patrizia, la nostra collaboratrice, di raccontarci i suoi propositi per il 2011; leggiamoli insieme e se volete, aggiungente pure anche i vostri, a fondo pagina. Perché, come dice il detto? Chi ben comincia... è a metà dell'opera!

Primo (e secondo, terzo, quarto...): volersi bene! I miei buoni propositi per il 2011 si possono condensare in una frase soltanto: voglio volermi bene. Non sarà facile, e non accadrà di punto in bianco; come moltissime altre donne, sono abituata a ritagliarmi un posticino dopo la famiglia, la casa, il lavoro, e magari altro ancora. Il poco amore che riserviamo a noi stesse passa anche da gesti apparentemente insignificanti: uscire di casa struccate perché abbiamo preferito crogiolarci sotto le coperte “altri cinque minuti” e siamo in ritardo; rinunciare al parrucchiere per stirare tutta la biancheria, compresa quella che avrebbe potuto senza danno giacere nella cesta ancora per qualche giorno; comperare un capo banale, anonimo, o che proprio non ci dona per pigrizia, per fretta, perché davanti allo specchio del camerino si pensa che il lavoro e gli impegni quotidiani non valgano nemmeno un po’ di eleganza. Allo stesso modo, continuiamo a non volerci bene (o a farci del male, il che in questi casi è la stessa cosa) quando scartiamo ancora un cioccolatino (”l’ultimo, lo giuro”, a dita incrociate), quando non sappiamo dire di no al bis di qualsiasi pietanza (“domani vado a correre”, sì, domani), quando ci ostiniamo a indossare proprio il vestito che ci appiccica con generosità altre due taglie (“ci sono affezionata”, che commozione).

Bene, nei prossimi dodici mesi tutto questo dovrà finire. Perché, a rifletterci bene, simili comportamenti rappresentano le due facce della stessa medaglia, ovvero lo scarso amore di sè: siamo indulgenti e permissive con noi stesse perché – confessiamolo – un po’ ci sentiamo vittime, e così facendo accettiamo di perseverare in comportamenti che alla fine ci danneggeranno, diminuendo sempre più il nostro livello di autostima. E ci porremo, da sole, ancora più in basso. Ci meritiamo tutto questo? Direi proprio di no. Nel 2011 dovremo trovare il tempo per noi stesse, per presentarci agli altri in forma, sicure di noi e soprattutto positive. Alziamoci prima dal letto per avere il tempo di pettinarci e truccarci con cura. Accantoniamo senza rimpianti la vecchia scarpa con il tacco sciupato, anche se è così comoda. Rinunciamo alla gonna del colore che adoriamo ma che ci allarga come un elastico. Evitiamo la seconda fetta di torta, non serve che ripeta il perché. Non tolleriamo di trascinarci per settimane con la striscia della “ricrescita” in bella evidenza sopra la testa, non è un’aureola di santità. Eliminiamo qualche capriccio magari, ma anche se costa una mezza follia torniamo a casa con quel capo che come per miracolo sembra toglierci anni e centimetri di circonferenza vita-fianchi. Sarà dura, non dico di no. Ma ne guadagneremo in autostima e in sicurezza. E ad un certo punto sono sicura che ci accorgeremo di come l’auto-indulgenza di prima non abbia più senso, perché il posto della piccola “vittima” è stato preso da una donna forte, bella e sicura. Coraggio, si parte.

di Patrizia Rossetti


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